SUIVET

Suinicoltura + Suinicultura

(Dott.ssa Lucia Tagliaferri)

L’importanza del ruolo di una mandria di scrofe ben distribuita nei vari ordini di parto è un concetto abbastanza chiaro ad ogni tecnico che si rispetti. Questo parametro si è dimostrato essere indispensabile per una corretta gestione produttiva dell’azienda.

Sebbene questo concetto sia piuttosto conosciuto troppo spesso non viene correttamente rispettato. Per descrivere meglio la situazione, partiamo da un confronto tra come dovrebbero essere distribuiti gli ordini di parto in maniera ottimale (grafico a sinistra) e un’azienda A (650 scrofe), la cui mandria segue un andamento caratteristico definito “distribuzione degli ordini di parto con le corna”.  Questo deriva dalla presenza di molte scrofe vecchie tenute in azienda per raggiungere il teorico di coperture, necessarie in assenza di un’adeguata rimonta (ridotta o sospesa per motivi economici, sanitari, etc.), a cui segue un’imponente introduzione di scrofette con conseguente aumento di parti di 1° ordine (grafico a destra).  

Quello che salta subito all’occhio, come differenza fra i due grafici, è la grave carenza di parti di 3°, 4° e 5° ordine, di circa un 15% in meno (freccia rossa) e poiché questi tre ordini di parto vengono considerati i più produttivi, la loro carenza è sicuramente un fattore zootecnicamente penalizzante.Ma addentriamoci ancor più nel discorso numerico, valutando i parametri di quest’altra azienda B (420 scrofe) riportata in tabella, la quale conferma i dati bibliografici sopra accennati.

La maggiore mortalità in lattazione oltre il 6° parto deriva sia da un inevitabile incremento dei nati morti (per motivi fisiologici), sia da un aumento delle perdite durante la lattazione dovute principalmente alla variazione della taglia dei singoli suinetti alla nascita e all’incremento delle “disparità” fra i soggetti della stessa covata con la formazione di scarti. Quest’ultimo dato è una diretta conseguenza di varie problematiche fisiche della madre soprattutto legate al progressivo mal funzionamento della mammella, ossia con il passare dei parti la “macchina scrofa” tende inevitabilmente a deteriorarsi e con essa tutte le prestazioni zootecniche collegate.

Relativamente alla percentuale di rimonta/riforma, vale la pena sottolineare che un 35-40% è tenuto come dato nella norma e generalmente, quando supera questi valori, viene considerato non corretto. Tuttavia, nell’esperienza di campo, riteniamo possa essere considerata accettabile anche quando è superiore al 50%, purché derivi da una scelta volontaria.

In ogni caso ci piace pensare che sia il ritmo programmato di introduzione delle scrofette a dettare i tempi di riforma delle scrofe più anziane e non viceversa. In particolare se vogliamo mantenere inalterato il numero totale di scrofe che costituiscono la mandria, è necessario programmare una riforma abbastanza rigida oltre il 7° parto. È perciò fondamentale cercare di non “risparmiare” su un frangente così importante come la rimonta perché rappresenta il vero futuro produttivo (e perciò economico) dell’azienda; per non parlare poi dei vantaggi sanitari di un branco ben distribuito, ma questa è un’altra storia...

Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni

Posted by Dott.ssa Lucia Tagliaferri 07/12/2017 Categories: Il parto e la sua assistenza Scrofa