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Suinicoltura + Suinicultura

L’estate è alle porte: diverse categorie di persone apprezzano questo periodo dell’anno... le alte temperature, la luce del giorno si prolunga, chi può va in vacanza... ma l’allevatore (e più di lui, i suoi animali) si prepara a subire e sopportare il peggiore periodo dell’anno in ordine di stress della propria mandria, di qualsiasi tipo di animale si tratti: se c’è qualcosa di democratico nel mondo allevatoriale, questo è il caldo (ed il danno prodotto da esso…).  In genere noto che la prima settimana in corso di ondate di caldo viene sopportata abbastanza bene dai suini, ma quando poi il periodo afoso si prolunga cominciano ad  arrivare i danni: ho già cominciato ad eseguire necroscopie su animali all’ingrasso morti di torsione intestinale o vittime di eccesso di fermentazione degli alimenti direttamente nell’intestino dei soggetti più ingordi, ho registrato la riduzione di appetito sia nei grassi che nei riproduttori in lattazione e nelle scrofette, mi risulta già comune vedere animali sdraiati che rifiutano il cibo, sofferenti e con  respirazione affannosa. Tutti noi sappiamo benissimo che il prezzo dei suini grassi al macello subisce aumenti importanti in questo periodo a causa della bassa disponibilità di animali idonei alla macellazione (scarsa crescita), ed altrettanto bene sappiamo dei danni causati dalla  infertilità estiva e delle ridotte performance riproduttive di ottobre;  questa sequenza di problematiche  è  riconosciuta  ed immediatamente evidente (danni diretti), ma esiste anche  qualche cosa di altrettanto  pericoloso che insiste e prolunga la sua azione negativa nel tempo, con effetti nefasti che si manifestano più tardivamente e nei  più svariati livelli della vita produttiva  dei suini: parlo dei danni che subiscono gli alimenti con il caldo e delle successive implicazione nella fisiologia di maiali alimentati con razioni irrancidite.

In genere i mangimi per suini difficilmente superano il 6% di grassi totali, se escludiamo gli alimenti destinati al periodo sottoscrofa, dove si può raggiungere anche un 10% di lipidi. I grassi sono componenti essenziali delle membrane cellulari, funzionano da  riserve energetiche, facilitano l’assorbimento delle vitamine liposolubili,  concorrono alla formazione degli ormoni sessuali, servono anche a migliorare la qualità degli alimenti finiti (ad es. durezza o friabilità dei pellet, polverosità, scorrevolezza , appetibilità, etc.): alcuni acidi grassi sono definiti essenziali, e devono essere apportati con limiti minimi di quantità per assicurare alcune funzioni vitali (acido linoleico ed acidi grassi omega tre come EPA e DHA: questi ultimi partecipano allo sviluppo e maturazione degli organi riproduttivi e nervosi e sono i componenti principali delle prostaglandine).

Tra gli acidi grassi possono andare incontro ad autossidazione più facilmente gli  insaturi dei saturi:  processi di ossidazione (irrancidimento) possono essere dovuti anche a  fotoossidazione o ossidazione enzimatica: la fase iniziale di ossidazione produce i pericolosissimi  radical liberi, poi il processo di irrancidimento  si conclude con la formazione di aldeidi e chetoni, ma è nella fase iniziale che un prodotto, prima di diventare completamente rancido, sviluppa la produzione dei composti chimici più dannosi. Alta temperatura, luce, presenza di acqua, ossigeno e catalizzatori (gli oligoelementi delle premiscele: in caso di produzione di mangimi complementari contenenti vitamine ed oligoelementi, mai prepararli con aggiunta di grassi e, se previsti, meglio aggiungerli nella fase finale di produzione del mangime finito. Permettetemi di segnalarvi che in un caso  di mangime per scrofette, la compresenza di olio con premix vitaminico, complice la permanenza di due settimane in silo, ha comportato uno stop della normale ciclazione a causa dell’irrancidimento dei grassi aggiunti e l’annullamento dela vitamina E dell’integratore) .

I perossidi agiscono sulla inibizione degli enzimi digestivi pepsina, tripsina ed amilasi pancreatica (diarrea!), degradano le vitamine liposolubili A, D, E e K (dermatiti e calori silenti), attaccano le pareti  cellulari fino alla loro disgregazione. Sono tossici per i lattobacilli ed alterano la fisiologia dei villi intestinali (ancora diarrea!), danneggiano gli epatociti. Per finire, a livello riproduttivo, oltre a consumare la vitamina E presente nei mangimi creando una carenza secondaria, danneggiano i mitocondri degli spermatozoi facendo perdere loro potere fertilizzante e creando minore motilità;  danneggiano le cellule embrionali prima dell’impianto (ritorni in estro irregolari!), riducono la chemiotassi e la funzionalità leucocitaria a livello uterino (metriti!), danneggiano l’endoltelio vasale dei capillari favorendo le patologie cardiovascolari (morti improvvise!).

Direi che l’elenco dei danni  è abbastanza lungo da far pensare che una serie infinita di problematiche, le più diverse, possono essere causate dall’irrancidimento dei grassi e dei mangimi: a questo proposito una serie di consigli da applicare da subito:

  1. Controllare routinariamente in laboratorio  i milliequivalenti di O2 per kg di grasso, che non devono superare i 5: tenete presente che però possiamo avere anche un valore più basso in meq ma una rancidità positiva, il che equivale ad avere un prodotto già irrimediabilmente irrancidito, per cui sempre indagare su rancidità e perossidi assieme
  2. Non produrre mangimi complementari (nuclei)  con a contatto vitamine, oligoelementi e grasso tra loro
  3. Se possibile mantenere i silos all’ombra, produrre quantità minime di mangime sempre fresco senza lasciarlo per giorni al sole ed al calore
  4. Limitare l’acqua libera nelle produzioni ( anche per prevenire le micotossine)
  5. Pulire più frequentemente grassatrici, miscelatori, silos
  6. In estate addizionare antiossidanti come BHT e gallato di propile

 

Buona estate a tutti!

Posted by Dott. Roberto Bardini 15/06/2017