SUIVET

Suinicoltura + Suinicultura

Credo che molti di noi, allevatori, veterinari e nutrizionisti , si siano già allarmati nel constatare la volatilità dei mercati delle materie prime sia in Italia che all’estero e si siano preoccupati considerando come la farina di estrazione di soia abbia cominciato ad aumentare vistosamente di prezzo; sono davanti a miei occhi ancora oggi i danni economici che furono creati agli allevatori nel 2007 e 2008, quando i fondi di investimento internazionali spostarono la propria attenzione dal petrolio ai cereali ed ai proteici, scatenando speculazioni epocali al punto di destabilizzare addirittura i paesi del nord Africa (le cosiddette primavere arabe). Non preoccupatevi, non voglio discettare di politica internazionale, per carità, ma parto da questo spunto per affrontare l’argomento della scelta economica delle fonti proteiche nei mangimi da ingrasso e riproduttori: devo però sottolineare che più che il prezzo della soia, che comunque occupa una percentuale ridotta della dieta del suino in generale, mi spaventa di più un aumento sostanziale del prezzo del mais e dei cereali in genere, in quanto essi stessi parte preponderante delle nostre diete. Sappiamo che la farina di estrazione di soia è la base proteica di tutte le diete e che per l’uso dei sottoprodotti vale sempre la pena considerare, almeno a mio parere, una differenza di almeno un 10% di risparmio nella comparazione fra soia e mix di materie prime o un singolo sottoprodotto a parità di apporto nutritivo, sempre fatto salvo il rispetto del regolamento del prosciutto di Parma nel caso degli ingrassi che producano suini con certificazione dell’ IPQ.

Parlando di farina di estrazione di soia sappiamo bene come vi siano differenze anche sostanziali tra una partita e l’altra sia in termini di proteine che di digeribilità amminoacidica a causa della tostatura e della diversa quota di fibra: per questo motivo la raccomandazione è quella di testare costantemente le forniture in entrata. Si devono comunque fare delle differenze sostanziali in base al tipo di animale che prenderemo in considerazione nelle sostituzioni delle fonti proteiche... dicevamo quindi mano libera nei riproduttori e nei suini intermedi, un po’ meno nel caso di IPQ. Innanzitutto voglio segnalare la disponibilità sul mercato di farina di estrazione di girasole con fibra non superiore al 20\21%: a differenza di quella che eravamo abituati ad utilizzare (fino al 28% di fibra!) questo prodotto può essere inserito fino ad un 7\8% nella dieta, salvo ridurre in modo importante crusca o polpe secche e correggere la quota amminoacidica con l’inserimento di L-Lisina (la metionina può addirittura essere in eccesso). Un altro prodotto da tenere in considerazione è il pisello proteico, per ora non ancora interessante visto il prezzo troppo elevato ma molto spesso utilizzato con risultati zootecnici molto buoni: lo si può introdurre in dieta fino ad un 12,5-20% in sostituzione di soia farina estrazione, crusca e mais in quanto apportatore di una certa quantità di amido e fibra: anche gli amminoacidi sono ben bilanciati, per cui non sono necessarie molte correzioni in aggiunta. Sul mercato sono disponibili anche prodotti liquidi, come distiller di frumento o lieviti di birreria: mentre i distiller sono molto costanti come qualità i lieviti invece sono variabili soprattutto come contenuto in sostanza secca; per i distiller io lavoro attorno ad un 7% di inclusione nei maiali in accrescimento ed un 10% nei riproduttori, per i lieviti invece arrivo massimo ad un 5%. Per entrambi questi prodotti consiglio di correggere le diete con una quota che io chiamo “di sicurezza” (aggiunta extra di amminoacidi di sintesi), nel senso che anche se il proprio database evidenzia la copertura del fabbisogno è meglio arrivare sulla carta ad almeno un 5% in più del fabbisogno stesso. La farina di estrazione colza è molto utilizzata nei ruminanti ma trova collocazione anche nei suini extra Parma e San Daniele con una inclusione del 7% della dieta, non di più, in quanto anche di colza ve ne sono di diverse qualità sul mercato: anche in questo caso si deve correggere la fibra totale diminuendo crusca o polpe se presenti ed aggiustare sempre gli amminoacidi. Molto più spesso in passato ma anche oggi si possono trovare sottoprodotti della lavorazione dei formaggi, spesso ritirati prima della scadenza dai supermercati , lavorati a caldo e pastorizzati: queste borlande di formaggio apportano proteine di altissima qualità e grassi saturi di elevato valore nutrizionale ed ottima qualità acidica (panna e burro!). L’uso consigliato non supera il 5-6% della razione perché in genere i grassi presenti sono il doppio della proteina ed eccedere con questa materia prima farebbe superare il 6\7% di lipidi totali del mangime finito. Altro handicap è la costanza dei dati di cartellino: essendo composti da ritiri dalla grande distribuzione piuttosto che da partite di lavorazione difettose per colore o confezionamento (ricordo ad esempio gli yogurt che risultavano dal passaggio da una tipologia ad un'altra….per esempio da un gusto di frutta al cioccolato , residuavano quantità intermedie non conformi al mercato per sapore, odore o colore ma perfette dal punto di vista nutrizionale) ; a seconda della tipologia del ritiro cambiano composizione e sostanza secca. Per questo con l’uso di queste borlande vale sempre la pena di aggiungere fattori di correzione con amminoacidi di sintesi e prevedere una serie di analisi di laboratorio su diverse partite, congelate, per poi fare una media ed inserire questo dato medio nel proprio database di materie prime aggiornandolo costantemente. Per finire prendo spunto come al solito da una caso capitato recentemente: abbiamo parlato di proteici e proteine della razione, ma non dimentichiamo che la parte preponderante di un mangime è il cereale. Quanti analizzano il mais valutandone la proteina? In genere si controllano le tossine e l’amido…proprio due settimane fa mi sono trovato una azienda da ingrasso che ha lamentato un calo di accrescimento di 150 grammi giornalieri sul ciclo; dopo avere controllato le curve, diluizioni, consumi di materie prime in base agli stoccaggi ed animali presenti, sono andato a vedere le analisi degli alimenti impiegati. La soia risultava sempre perfetta, ma del mais avevo solo appunto tossine ed amido; controllata la proteina, nel mais ho trovato valori sotto il 7%, mentre io utilizzavo una matrice col 9%... il che significa che dalla teoria mancavano da 1,2 a 1,8 punti di proteina totale in tutti i mangimi.

Posted by Dott. Roberto Bardini 16/06/2016